Sunday 17th February 2019,
Portami a teatro

Dòbryj Djén Porfirij

Ci sono delle cose che andrebbero scritte e riportate in lingua originale, come la mia intervista in russo con Serena Lietti, giovane drammaturga di Milano,  autrice del testo Porfirij – Ultimo Atto, lo spettacolo andato in scena qualche mese fa al Teatro Libero di Milano tratto da Delitto e Castigo (Prestuplenie i nakazanie) di Fedor Dostoevskij. Ve lo siete perso? Peccato! Io ho visto perfino le prove. Ma ecco cosa ci siamo dette io e Serena, ripeto rigorosamente in russo, a proposito di Porfirij Petrovič, il giudice istruttore che spingerà  il giovane Raskolnikov ,”dal volto decisamente bello con i suoi lineamenti fini, i magnifici occhi scuri e i bei capelli castani”, alla confessione. Vi ricordo che Porfirij – Ultimo Atto ha visto Diana Ceni nel ruolo del protagonista e Mino Manni e Alberto Oliva insieme alla regia.

Perché Porfirij e non Rodion Romanovic?
Mi sono domandata la stessa cosa quando Diana mi ha chiesto di intraprendere questo lavoro, ma alla fine ho scoperto che ogni personaggio dostoevskijano, anche quelli considerati minori, vive della stessa forza che esplode nei grandi protagonisti.

Cosa trovi di incredibilmente affascinante nella scrittura di Dostoevskij?
Dostoevskij è in grado di dipingere l’estrema complessità e contraddittorietà della vita, creando personaggi pieni di sfumature, mai univoci, rendendoli così profondamente umani e reali.

Il libro di Dostoevskij che ami di più.
Memorie del sottosuolo, soprattutto la prima parte. L’inno alla libertà, alla volontà e al sentimento al di là e persino contro la ragione sono un messaggio fortissimo che, se assunto con responsabilità di fronte a se stessi e agli altri, può diventare principio etico fondamentale, in grado di evitare tante derive della società odierna.

Mi fai il nome di un autore che pensi possa essere un nuovo Dostoevskij? O se preferisci ci sarà mai uno scrittore come Dostoevskij?
Non saprei farti un nome preciso, in fondo mi viene da dire che ogni grande scrittore è unico e, d’altra parte, ogni scrittore contemporaneo vive l’influenza della grande letteratura del passato.

Quando hai iniziato a scrivere Porfirij e qual è stata la tua ispirazione?
Ho iniziato a scrivere Porfirij nel luglio del 2013. Il percorso è stato complicato, ma stupendo. Durante l’estate ho avuto uno continuo scambio creativo con Diana, anche durante le vacanze (a Vienna) di notte chattavo con lei su facebook perché ci venivano in mente riferimenti letterari, artistici, biografici che potessero costruire il nostro Porfirij. Abbiamo immaginato come potesse essere al di là di quello che ci ha raccontato Dostoevskij e abbiamo attinto materiale nuovo da altri romanzi e dalla vita stessa di Diana che, in fondo, ha regalato i passaggi più intensi. Poi a settembre ci siamo trovati per leggere il risultato delle fatiche estive ad Alberto e Mino: il testo non era teatrale, troppo letterario. Così grazie ai loro preziosi consigli l’abbiamo rivisto e ci ho lavorato nuovamente, in un continuo divenire che si è concluso pochi giorni prima di andare in scena!

Come avete scelto Diana Ceni per questo ruolo?
In realtà è lei che ha scelto noi. Durante un laboratorio su Delitto e castigo, tenuto da Alberto e Mino, Diana si è trovata a impersonare proprio il giudice Porfirij e ne è rimasta affascinata. Condividendo tutti la passione per il grande autore russo abbiamo accolto con piacere la proposta di creare un lavoro che lo avesse come protagonista.

Come è stato lavorare non con uno ma con due registi,  Alberto Oliva e Mino Manni?
Alberto e Mino sono dei grandi conoscitori non solo di Dostoevskij ma anche del loro lavoro e sanno trasmetterlo con passione e precisione, ho imparato tantissimo da loro. Mino si è concentrato di più sulla parte relativa alla recitazione e alle intenzioni del personaggio, mentre Alberto ha gestito la parte più prettamente registica e d’insieme. Pomeriggi all’insegna di Dostoevskij e del teatro, fantastico.

Stai  scrivendo un nuovo testo?

Per ora no. Dovrei scrivere un breve saggio su Dostoevskij per una rivista con cui collaboro, ma il tempo è sempre troppo poco. Speriamo in bene!

La bellezza salverà il mondo?
Sì. L’unica speranza che abbiamo è mantenere viva in noi la scintilla di quella purezza che Dostoevskij delinea in alcuni suoi personaggi, come Myskin e Zosima. Guardare la natura e gioire della vita, al di là di ogni riflessione razionale, è il punto di partenza della propria e dell’altrui salvezza.

Questo sito si chiama www.portamiateatro.it: perché  si va a teatro oggi? Tu perché ci vai e perché lo ami?
Vado a teatro perché mi affascina vivere ogni sera una favola diversa, abbandonarmi all’immaginazione e lasciarmi trasportare verso emozioni e riflessioni sempre nuove. È magica la capacità che il teatro ha di unire arte, vita e filosofia.
Qual è lo spettacolo più bello che hai visto ultimamente?
La pace perpetua. Trovo che il testo di Mayorga sia strepitoso, la regia indovinata e gli attori bravissimi nel rendere quattro cani senza cadere nella forzatura mimetica.

Rivedremo presto Porfirij a teatro?
Se dovesse capitare l’occasione, volentieri. Mai dire mai!

Da svidànija, Serena. E soprattutto spasìba.

 

foto Gianni Congiu

Porfirij - Ultimo Atto

 

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