Wednesday 17th July 2019,
Portami a teatro

Gigliola Curiel: volevo fare l’attrice

Un sito di teatro che si rispetti non può occuparsi soltanto di attori e registi ma anche di chi va a teatro. Per questo ho pensato a una serie di incontri che raccontino questo mondo dal punto di vista di chi lo ama e lo vive con emozione da una poltrona in platea, in galleria e pure dalla piccionaia. Una nuova rubrica che inauguro con Gigliola Curiel, stilista milanese che da piccola aveva un sogno nel cassetto: fare l’attrice.
Ci  incontriamo a Milano nel suo atelier di corso Matteotti. E per prima cosa scopriamo di avere una  cosa in comune: abbiamo frequentato lo stesso liceo, il mitico Berchet di via Commenda. Forse è qui che è nata la nostra passione per il teatro.
Detto questo, possiamo proseguire. Il reparto sartoria della maison Curiel ricorda quello di un teatro. Abiti e stoffe mi guardano. E c’è un vestito lungo, rosa antico a fiori bianchi, che è una meraviglia. Ma non sono qui per questo. La mia intenzione, come vi ho detto, è sentir parlare di teatro da chi ama andare a teatro. Il lato fashion della faccenda puo’ attendere.

È vero che volevi fare l’attrice ?
Proprio così – mi conferma Gigliola Curiel e dal suo sguardo capisco che si è trattato di una passione vera, vissuta con trasporto. In realtà a scuola sono sempre stata supertimida – continua – ma alle medie ho iniziato a fare mimo, poi recitazione e poi mi è partito il trip per il teatro che però è stato subito ostacolato da mia madre.
Davvero?
Sì mia madre è una testa dura (il genitore  in questione è la stilista Raffaella Curiel). Dice che con certi lavori non si mangia e in ordine di tempo ha ostacolato i miei seguenti desideri: studiare Recitazione, iscrivermi a Lettere Classiche all’università e poi fare il suo Lavoro.
Anche il suo lavoro?
Sì certo. Troppo faticoso. Ma tornando al teatro, quando volevo fare l’attrice a undici o dodici anni, mia mamma e mia nonna per farmi contenta – prima di stroncarmi la carriera in questa direzione – mi hanno portato a prendere qualche lezione da Valentina Cortese, una donna magnifica, molto simpatica, di cui conservo un ricordo bellissimo. Solo per lei ho recitato Mirandolina di Goldoni. A qualche anno di distanza da quei pomeriggi da aspirante attrice ho fatto anche qualche comparsa ma poi mi sono iscritta a Economia e il mio sogno è svanito per sempre.
Ma non hai smesso di andare a vedere spettacoli.
Sono sempre andata molto a teatro. Come regalo di compleanno ho ricevuto per anni il posto fisso per la stagione di Opera e Balletto al Teatro alla Scala. È stato così fino al 2001, poi sono diventata mamma per ben due volte, si sono aggiunti i viaggi di lavoro e così ho cominciato a andarci di meno e alla fine a non andarci del tutto.
Ti manca non andare a teatro?
Eccome se mi manca! Ed è terribile veriificare come ci si abitui facilmente all’inaridimento! Perché quando lavori e viaggi molto e poi ci sono le bimbe entri in quel circolo vizioso in cui subentra la pigrizia e poi la mancanza di tempo per cui non riesci a  informarti, a sapere cosa c’è in scena, non trovi  i biglietti. Così  oggi, se non fosse per gli amici che mi invitano, non ci andrei più.
Qual è lo spettacolo che ricordi con più emozione e quello che hai visto di recente?
Mi torna spesso in mente una Medea della Melato che mi aveva completamente stravolto. Tra le cose più recenti La Pace Perpetua con Giampiero Judica e la regia di Jacopo Gassmann.
Sei più orientata verso il classico o preferisci le rappresentazioni moderne?
Mi piacciono di più le rappresentazioni in stile classico. Forse perché sono cresciuta a Milano e noi milanesi siamo viziati perchè abituati alla Scala.
Hai mai lavorato per il Teatro alla Scala?
Ho creato i vestiti per il coro della Scala ma mai per opere o balletti. Dev’essere una esperienza magnifica. Io mi occupo della linea di Pret-à-porter e in questo ambito  la dimensione teatrale non è presente. Ma quando mia madre crea i capi per l’Alta Moda allora si entra in una dimensione da palcoscenico.  È un po’ come creare abiti per il teatro perché si vive la magia di creazioni uniche.
Qual è il tuo genere preferito?
Amo la prosa e la lirica. Ma anche i Musical, che vedo con le mie figlie e recentemente credo di non averne saltato neanche uno da Mamma Mia  a Peter Pan, da Sister Act a The Lion King, che ho visto a New York, fino al  Il Mago di Oz e Billy Elliot a Londra.
Stai trasmettendo il tuo amore per il teatro alle tue bimbe?
Ci sto provando. Una volta all’anno le porto a vedere un balletto alla Scala. E si divertono molto, rimangono incantate di fronte ai costumi, alle ballerine, ai tutù, alle coreografie. E poi c’è la musica a fare tutto il resto.
Il tuo primo spettacolo qual è stato?
Un Lago dei cigni e una Madama Butterfly alla Scala.
Come vedi in questo momento l’offerta teatrale milanese?
Tutti si lamentano per la crisi ma ho l’impressione che ci sia un rilancio molto interessante. Trovo pero’ che i prezzi dei biglietti  siano in certi casi troppo cari come  quelli dei musical.
Che cosa significa per te trascorrere una serata a teatro?
E’ come vivere una magia, si ha la possibilità di immedesimarsi nella rappresentazione, di evadere dalla propria realtà. L’attore bravo deve riuscire a portare lo spettatore in un’altra dimensione. Inoltre assistere a qualcosa di artistico è sempre un arricchimento importante e fondamentale oltre a essere una grande emozione.
Come ti vesti per una serata a teatro?
Trovo che sia giusto essere in ordine. Non si usa più ma io penso che si debba fare per rispetto all’istituzione stessa del teatro. Basta poco. Sono sufficienti un  paio di pantaloni neri, una pochette, un tubino nero.

 

foto Gianni Congiu

Gigliola Curiel

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