Sunday 26th May 2019,
Portami a teatro

Clelia e Daniele sul banco dei pegni

Clelia Cicero e Daniele Cavone Felicioni. Ve li voglio presentare perchè a Campo Teatrale, il giorno della prima de LA MITE,  hanno conquistato il pubblico che è rimasto in religioso silenzio ad ascoltarli per 56 minuti. Non si  è sentito neppure tossire. Sì, è vero, qualcuno ci ha messo almeno mezz’ora prima di riuscire  a scartare una caramella ma queste sono cose che capitano nelle migliori platee del mondo.

I due giovani attori, che fanno parte della compagnia Teatro Presente, sono stati a dir poco magnetici.

Clelia Cicero e Daniele Cavone Felicioni sembrano usciti dalle pagine dell’edizione originale de La Mite di Dostoevskij (Kròtkaja). E’ come se si fossero materializzati davanti ai nostri occhi portandosi da San Pietroburgo solo un tavolo e due sedie. E’ così che mi sono sempre immaginata i protagonisti di questo racconto. La Mite per me ha sempre avuto il viso di Clelia Cicero. E lui, il proprietario del banco dei pegni, i modi e lo sguardo di Daniele Cavone Felicioni. Adoro quando la mia immaginazione supera la realtà.

E’ stato subito chiaro fin dall’inizio che la loro non era povertà ma economia. Lui parlava solo di soldi. Lei era terrorizzata. “Avrete da mangiare ma teatro, balli e vestiti non ci saranno”. Se tutto è una disgrazia forse per la Mite sarebbe stato meglio  scegliere la più grande.  Ovvero il bottegaio grasso che avrebbe potuto ammazzarla di botte più in fretta. Il marito le fa un discorso  fermo e ragionevole: “il denaro è mio e ho il diritto di guardare il mondo con i miei occhi”. Pero’ che sia chiaro al pubblico: lei era tutto per lui. Era l’unica persona che stava coltivando.

Tra di loro non c’erano litigi. Solo il silenzio. Lei era colpevole. Lui voleva da lei l’assoluto rispetto. Pero’possono andare a Boulogne. “A Boulogne”. E ricominciare. Il futuro puo’ tornare a scintillare davanti ai loro occhi. “Chiudero’ il banco dei pegni e cominceremo una nuova vita. Ma prima a Boulogne”.

Se solo fosse tornato cinque minuti prima. Lei non avrebbe fatto un passo nel vuoto. Non si sarebbe buttata giù. Se solo avesse aspettato un attimo lui avrebbe cacciato le tenebre. “Non mi sono fatta niente. Non mi sono rotta niente”. Solo un pugno di sangue è uscito dalla sua bocca.

La vita degli uomini è una maledizione ci dice Dostoevskij. Ma andare a teatro puo’ salvarci.

LA MITE

dal racconto di Fedor Dostoevskij

CAMPO TEATRALE

fino al 9 febbraio

regia di César Brie

con Clelia Cicero e Daniele Cavone Felicioni

 

Foto Gianni Congiu

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