Thursday 25th April 2019,
Portami a teatro

Enrico Montesano: che vor di’ Off?

Intervista Cult con ENRICO MONTESANO. Gabriele Lazzaro, brillante firma Off, ci racconta  i 70 anni di un genio che non si prende sul serio. Buona lettura.
Enrico Montesano ci racconta un episodio OFF degli inizi della sua carriera?

Scusi, scusi, scusi… e che vor di’ OFF?

Un aneddoto che ricorda con particolare piacere dei suoi inizi…

Ah, certo… Carina come domanda, originale… Ve possino! Vi ho fatto uno dei miei primi personaggi, che diceva sempre “che vor di’”. Vuole sapere qualche cosa che è avvenuta… come si può dire… al di fuori delle normali interviste e cronache?

La cosa più strana, che non ha mai raccontato in nessuna intervista, relativa ai suoi inizi.

E mo’ ve la vengo a raccontà a voi?

Mi faccia fare uno scoop…

Una cosa carina che mi viene in mente risale a quando venni a Milano per mio debutto su Rai Uno… Una volta c’erano dei dirigenti molto attenti che andavano nei teatrini: mi videro Castellano e Pipolo al vecchio Bagaglino – che ai tempi era ancora agli esordi, nella cantina e non al Salone Margherita, quando c’era una certa libertà e facevo una mia satira che non era né di destra né di sinistra – e mi chiamarono. Lì ho conosciuto Pino Caruso e per risparmiare prenotavamo insieme il vagone letto: dopo lo spettacolo prendevamo il treno per Milano alla stazione Tiburtina e arrivavamo alla mattina, col nebbiun, perché nel 1968 Milano gh’avea la nebia, non è come adesso… Un altro episodio curioso è successo in una libreria di Milano, quasi vent’anni fa: un signore mi guarda e dice: “Questo è romano ma lavora, eh!”, perché aveva visto “Bravo!”. Quella era una Milano ancora molto milanese… sono andato bene?

Benissimo!

Devo sforzarmi di trovare una storia ancora più OFF?

A parte che ci ha ricordato che ci hanno tolto anche la nebbia a Milano, quella che ci ha raccontato andava benissimo!

Ma guarda che allora mi dicevano: “Ma questo chi è?” e stavo in un alberghetto, sul davanzale c’era veramente la fuliggine! Un motivo d’imbarazzo per noi era chi se spogliava per primo tra me e Caruso: eravamo insieme in questo vagone letto, chi dormiva sopra e chi dormiva sotto, chi si spogliava, e girate de qua e girate de là, “Ma che, te stai a guardà?”, gli dicevo io… c’erano questo romano e questo siciliano, come degli emigranti un po’ più di lusso, che andavano a laurà a Milan. Però, insomma, Milan l’è un gran Milan. E ci è andata bene, perché quella è stata la mia città padre.

Enrico, lei ha detto: “satira né di destra, né di sinistra”. Allora. la domanda forzata è cosa pensa della satira di Crozza?

Ecco, questa è una domanda OFF! Diciamo che Crozza è il primo comico serio, serissimo! Ballantini di Striscia è straordinario, però trovo Crozza bravo e simpatico quando fa le imitazioni. Invece, quando fa i suoi monologhi è il comico più serio al mondo.

… Ma è un complimento dire a un comico che è serio?

Non lo so, bisogna vedere come lo si prende. Insomma, certe volte la sua è una satira un po’ stiracchiata. Credo che bisognerebbe essere un po’ più liberi quando si fa la satira e non cercare la captatio benevolentiae di nessuna parte.

Andando a ritroso nella sua carriera, posso chiederle qual è il ricordo più bello che ha di Alighiero Noschese?

Beh, Alighiero è stupendo… Quando eravamo ai vecchi stabilimenti di Dino De Laurentiis sulla Pontina, siccome in quel momento non c’erano altre produzioni, avevano assegnato a lui il camerino di Sophia Loren e a me quello di Peter O’ Toole, che erano grandi come due appartamenti. E il corridoio con tutti gli altri camerini era vuoto, e lui faceva la voce di Totò o Tina Pica, e io gli rispondevo o come Tina Pica, o come Totò.  Mi faceva: “Contessina carissima, come pensa che sia andata la giornata?”, e io rispondevo: “Ah, caro conte, benissimo”. Poi andavamo via insieme, c’era l’autista con la Mercedes, un modello degli anni ’50, color crema, meravigliosa. L’autista era perfino più basso della Mercedes, usava dei cuscini per guidare, ma era stupendo: Armando, che teneva la macchina come un gioiello e ci accompagnava. Spesso gli facevo compagnia mentre Alighiero si cambiava. Aveva sempre con sé la terra benedetta e la medaglietta di Santa Lucia Posillipo, e le baciava. Questo rito molto di devozione, ma anche molto napoletano, mi affascinava. Mi sono divertito con Alighiero, lui mi chiedeva spesso che ne pensassi di Chiaretta, sua figlia. Che poi è diventata una brava e grande attrice. A me piace molto, Chiara Noschese.

Lei è un grande protagonista della commedia all’italiana, però d’autore…

Posso dire una cosa OFF?

Certo.

Quando mi presentavo a Ettore Scola, gli dicevo: “Che, non mi fai fare una cosa con te? Io sono er comico de mezzo”, perché sopra di me c’erano, scusate se è poco, i campioni del mondo dei pesi massimi: Tognazzi, Manfredi, Sordi, Gassman… Non so se hai capito noi chi avevamo sopra la testa, a parte Mastroianni. Prima di loro c’erano Totò e De Sica. Bisognava fare di tutto per assomigliare a loro, per essere un minimo accettati. Loro non ci cagavano di pezza – come direbbe Tognazzi, mi perdoni l’eufemismo… o come diceva Gassman, la semantica dell’eufemismo – questo ci ha spinti a fare di meglio. Poi sono arrivati Verdone, Benigni, Troisi… ma loro erano i nipoti, noi invece eravamo i figli. Adesso però… non lo so che succede…

Esattamente qui volevo arrivare. La comicità che è iniziata con il filone De Sica figlio, lei come la vive? Cosa ne pensa, da comico?

Non credo che rimarrà nella storia. Credo che rimarrà nella storia De Sica padre. Christian è un ragazzo simpaticissimo, è una persona educata, carina, ma non credo che i cinepanettoni rimarranno nella storia. Io mi sono rifiutato di farli, e per questo poi mi son fermato. Noi cercavamo di fare delle belle commedie, ovviamente era un sogno arrivare ad avere una sceneggiatura di Age & Scarpelli, quando mai avrebbero scritto per noi? Poi però alla fine già Benvenuti e De Bernardi ci scrissero delle sceneggiature e cercammo di fare delle cose buone. Ho fatto dei film con Giorgio Capitani, con Sergio Corbucci, ma fu una scalata lenta perché i nostri predecessori erano molto severi. Cosa che non siamo stati noi con questi qui. Ora c’è una carrettata di commedie che non capisco. Ecco, a parte la genialità di di Troisi e Benigni, per il resto…

Lei al cinema ci va?

Io sono un membro della Academy del Donatello, avendo vinto più di un premio tra cui una statuetta come regista esordiente. Vedo tutti i film, anche in streaming sulla rete, perché abbiamo questa possibilità come giurati. Ho visto un po’ di commedie, ma adesso non mi posso esprimere, non voglio influenzare gli altri: sono in uscita le cinquine del David… io li vedo, sì, cerco di vederli. Ci sono tanti registi esordienti, tante storielline, e io a volte alla fine mi dico: “Ma perché hanno fatto ‘sto film?”

Mi aspettavo una risposta così…

Con Pasqualino Festa Campanile, il mio maestro, o Sergio Corbucci, facevamo pomeriggi interi a discutere quando si doveva fare un film per Cecchi Gori, per babbo Mario, o per Aurelio e Luigi De Laurentiis… Luigi riprendeva suo figlio: “Aurelio, ma che dici?”… Aurelio, che adesso è the big president… e Pasqualino mi diceva: “Ma il personaggio qual è? I film si fanno coi personaggi!”, invece Corbucci faceva: “Senti ma la storia qual è? Ah, sì… uno paralitico che incontra uno cieco…”. Lui non ha voluto fare quel film, poi lo fecero, mi pare, Pozzetto e quell’altro attore… che si offenderà, perché non mi viene in mente al volo… Corbucci lo criticava molto, questo film. Questo per dire come si discuteva sulle storie.

Lei ha mai pensato: “Questo film forse non lo avrei dovuto fare”? C’è un film che si è pentito di aver fatto?

Qualche volta mi volevo rifiutare di fare certi film, e poi ero costretto a farli sennò mi avrebbero detto peste e corna… Ma tanto le hanno dette lo stesso! Perché in Italia se uno cerca di fare il serio e di fare le cose bene, se non è il momento e non ha la persona giusta davanti, come dice Borges, “per ignoranza o per invidia”, si dice che è un rompipalle e un pignolo. Comunque non posso dirti i titoli, perché quelli li ho cancellati proprio dalla memoria. Ma sicuramente due o tre film non dovevo farli, erano proprio brutti. Non mi hanno giovato, io quelli che ricordo sono  “Aragoste a colazione”, “Il ladrone”, “Il conte Tacchia”, “Febbre da cavallo”, erano commedie divertenti…

De “Il conte Tacchia” ricordo benissimo la canzoncina…

Faremo un concerto con l’orchestra della Magna Grecia e le musiche del maestro Armando Trovajoli, e canterò pure quella…

Dove lo farà? Che meraviglia…

L’Orchestra della Magna Grecia per statuto fa per prima cosa concerti lì in Puglia e Lucania, fra Potenza e Taranto, Bari…

A Piazza Pulita, lei ha detto di aver votato il Movimento 5 Stelle perché Grillo, a differenza di Letta e di Renzi, ha visto la buca davanti a casa sua… alle prossime Europee voterà ancora Grillo? (leggi le interviste di Pippo Baudo e Enzo Iacchetti su Beppe Grillo)

Confesso che ho dato i miei due euro per le primarie, che considero una cosa giusta, per  la votazione di Renzi. Cosa che, se ci fossero le primarie di Forza Italia, farei ugualmente. Sono un cittadino libero e vorrei che ci fosse più libertà e democrazia. Quindi sono libero di dare due euro e dire: “Guardate, questo giovane di Forza Italia può aiutare il nostro paese, questo giovane del PD è più onesto e scende meno a compromessi, come i giovani dei 5 Stelle in quel momento”. Qui ci vogliono etichettare per forza, mi sono preso degli improperi sulla rete perché a Piazza Pulita ho detto quelle cose. Perché i trinariciuti, come diceva Guareschi, non vedono al di là del loro naso. Io sono un cittadino libero, due cose non posso cambiare: la mamma e la squadra del cuore. Per il resto, dubito ergo sum. Quindi io dubito di te, e alle amministrative mi esprimo in un modo, alle politiche mi esprimo in un altro, alle Europee forse in un altro ancora. È finita l’adesione ideale. Non si sono resi conto che è finita la Guerra Fredda, è caduto il Muro di Berlino, e il più grande partito capitalista del mondo è quello comunista cinese.

Secondo lei il Movimento 5 Stelle è efficace? Che cosa ha prodotto?

Beppe Grillo è un attore, quando vede la gente che batte le mani e ride, si gasa e gli sale l’adrenalina e sta un poco esagerando. Dovrebbe stare attento a quello che dice: “Io faccio quattro comizi, tre gratis e uno a pagamento” e vabbé, in quello a pagamento puoi dire quello che ti pare, però sei anche un capo politico quindi attento. Perché se la dico io una battuta a teatro posso pure smaronare e rimane lì tra millecinquecento persone, anche se posso dì ‘na cosa OFF. Una volta ho detto una battuta su Maria De Filippi, gliel’hanno riferita e mo’ me odia e nun me chiama mai!

Qual era la battuta?

Era su una moglie coi baffi, o qualcosa del genere. Che era milite esente. Allora, siccome le cose riportate sono sempre peggio, in Italia c’è l’ostracismo: “Ah, tu hai detto una battuta contro di me? E io non ti chiamo più”. Fazio mi chiamava, i primi tempi, e io gli dicevo: “Fabio, io non ho né un film né un libro, devo venire a Milano gratis? Vengo la prossima volta”, poi quando ho avuto il libro mi è stato risposto: “No, non venivi prima e non vieni neanche adesso”.  Perché questa è l’Italia del rancore, del risentimento, se la legano al dito e c’è l’ostracismo. Non è un atteggiamento molto intelligente…

Forse Fazio avrebbe preferito averla per parlare di politica…

Ma se mi chiama, io ci vado volentieri. Però non è che mi metto a tappetino, come tante volte fa lui… e questo è OFF, questo è proprio OFF! Madonna, che ho detto, adesso mi sono fatto un altro nemico…

Vuole chiedere scusa alla De Filippi approfittando di questa intervista?

Voglio chiedere scusa a Maria, che trovo un genio della televisione commerciale, e chiedere scusa a Fabio perché è un amico ed è un intervistatore… meno bravo di me, però, io so’ più bravo de lui.

Prima di chiedergli scusa, facciamolo arrabbiare, visto che sentirà questa intervista…

Ma no, siccome lui è uno intelligente, se il temperamento non sovrasta l’intelligenza io me la cavo. Se il temperamento sovrasta, io so’ fottuto! E infatti, fino a adesso ha sovrastato il temperamento. Perché anche di quelli che stanno intorno: “Ah, lo hai chiamato e non ha voluto venì, quello stronzo!”… ecco, noi siamo Capuleti e Montecchi, amico mio, bianchi e neri, Guelfi e Ghibellini, non cambierà mai ‘sto paese, ostrega.

Lei è sempre stato politicamente attivo, però si è dimesso dal gruppo socialista europeo senza maturare la pensione, questa cosa è singolare…

Nel mio prossimo spettacolo speciale per voi, delle serate live, racconterò la mia esperienza al Parlamento Europeo.

E com’è stata?

È stata… Inutile. Positiva, perché ha dimostrato l’inutilità del Parlamento e dei parlamentari europei. I corridoi erano pieni di gente che faceva finta di lavorare, camminava velocemente su e giù con dei fogli in mano. Poi c’era un tavolo, noi eravamo in verde e in azzurro i francesi, tutto tradotto nelle varie lingue. Ho lavorato due anni a una direttiva che poi la commissione ha portato in consiglio, e il consiglio l’ha bocciata, quindi abbiamo lavorato due anni inutilmente! Mi alzavo la mattina alle cinque per essere là, e poi non potevo andare quando c’era la sessione plenaria se stavo girando una fiction, e il partito lo sapeva, però qualcuno rosicava e diceva: “Ma quand’è che se ne va ‘sto Montesano?”. E io me ne sono andato alla prima dei non eletti: sono stato due anni, ma bisognava stare lì due anni e mezzo per maturare la pensione. Sono contento perché non gravo sulle tasche dei miei concittadini. Però si eleggeva un altro, che non ha fatto una mazza e non ha portato centomila voti come ho fatto io. Perché io ci credevo, volevo difendere il mio paese, allora quando l’aula è vuota e si parla di un treno con le scorie atomiche che gira per l’Europa, non c’è nessuno. Quando si parla del vino, l’aula è piena e allora mi si chiede che dobbiamo fare, ma io non ho letto niente sul vino! Io sto seguendo “TV sans frontière”… questa è OFF: mi hanno messo nella commissione trasporti marittimi! Ma io faccio l’attore! Là già c’erano Augias e Barzanti, quindi ci fu la cosa curiosa che l’Italia nella commissione cultura aveva tre membri. E poi, il parlamentare europeo non conta un piffero, perché non decide nulla. La commissione parla con qualcuno dei capigruppo e poi riferisce al consiglio, arriva il ministro e dice di no. E basta. Abbiamo due sedi, una a Strasburgo e una a Bruxelles: la cassetta dei miei documenti viaggiava avanti e indietro, avevamo un telefono a disposizione per chiamare tutto il mondo: ma a chi devi telefonà? Io non telefonavo a nessuno, ogni tanto chiamavo mia moglie e le dicevo: c’ho ‘sto telefono, non so a chi telefonà… Ma la cosa che mi sconvolgeva erano le assistenti parlamentari: quelle finlandesi, quelle irlandesi, buzzicone, quelle altre bone, quelle spagnole, quelle greche, che giravano per il parlamento… Poi però devi fare una cosa, e ti dicono: “Devi andare alla ventiduesima ripartizione”, che è un ufficio di tecnici che non cambiano mai, son sempre loro: noi facciamo le elezioni europee, ma sono i dipartimenti che comandano. Come nei nostri comuni gli uffici tecnici, le ripartizioni: se anche cambia l’assessore che gli frega? Quello è stato utile per capire l’inutilità del Parlamento Europeo, io ero deputato dal popolo italiano a rappresentarlo e non contavo una mazza. Alzavo solo la mano per votare. Che ci andavo a fare, per muovere la mano? Poi quando finalmente ho preso la parola… “Sbrigate, Montesano, hai la parola! Hai un minuto!”, peggio dell’esame di Maturità Classica. Oddio! Mi ero preparato il discorso col cronometro: “Egregio signor presidente, io non ci tengo né ci tesi mai, come diceva Petrolini…” i traduttori si son bloccati e si son messi a ridere, perché non capivano come dovevano tradurre ‘sta frase in fiammingo, in greco… L’Europa è un gran casino. Bellissimo, spirito straordinario, Altiero Spinelli,Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi… bello, i popoli d’Europa devono essere uniti, idealmente è bellissimo, ma praticamente? Ce dicono quanto dev’esser lunga la banana? Ognuno la banana sua ce l’ha lunga quanto gli pare!

Adesso va di moda la foto con la banana…

Esatto, dopo il fatto del giocatore del Basilea…

La cosa curiosa è che lei rinuncia alla pensione da parlamentare e abbiamo tanti personaggi dello spettacolo della televisione anni ’90 che invece hanno fatto della politica un lavoro, come ad esempio Iva Zanicchi e tanti altri…

Forse è perché ancora si illudono. Io poi mi sono allontanato dalla politica perché sono rimasto un po’ deluso. Quando ero consigliere comunale, mi riconoscevano a Roma, e mi fermavano e io dicevo a tutti “Vediamo che possiamo fare, dammi il numero”. Come attore e personaggio conosciuto andavo dall’assessore facendo una prassi non regolare, d’accordo, mi avvicinavo al banco degli assessori e dicevo “Onorevole, faccia la trafila” – me stava per partire un vaffa, quel giorno, però essendo una donna non gliel’ho detto – questa è un’altra cosa OFF, cioè ma cos’è ‘sta roba? Ma che state a fa’? State lì anni e cosa fate? Poi andate in televisione e ci dite che cosa dobbiamo fare, ma se stiamo in questa situazione i responsabili siete voi! E allora la tentazione di dire che devono andare tutti a casa mi viene anche a me.

Le viene spontanea…

Un pochino. Però capisco anche che per le nostre sorti ogni mattina mi sveglio e dico: “Caro Gesù, aiutalo tu. Si chiama Renzi, vedi un po’”, come avrei fatto per qualsiasi altro presidente del consiglio. Non si può fare una guerra ogni anno e mezzo-due. La gente vuole essere curata negli ospedali, non vuole aspettare sei mesi, ci sono le buche, l’Italia frana, le scuole crollano… e noi stiamo ancora a parlare? Capisci la politica delle cose reali? Io faccio l’attore, l’attore è colui che agisce. Posso andare in un parlamento dove non si agisce o si agisce solo per il tornaconto personale? Io ho rifiutato tutto. Forse posso fare un po’ più di politica parlando con voi, nel senso aulico del termine, la Politica con la P maiuscola… abbiamo avuto troppe delusioni, così ho deciso che continuavo a fare un altro mestiere. Posso farlo facendo uno spettacolo. D’altronde io prima di Grillo li facevo gli spettacoli comizio, e non a caso, sennò non avrei preso 8400 preferenze al Comune di Roma e 120 000 preferenze alle Europee.

Ma perché lei si è dichiarato contrario ai sovvenzionamenti dello Stato per il cinema?

Questo è un paese dove ognuno pensa solo al proprio figlio, io capisco che bisogna voler bene ai figli, ma non mi metti tuo figlio che non è capace a fare il chirurgo o a dirigere un ufficio delle poste, che poi si fanno i casini. Ognuno ha un figlio, un parente, un amico… io ho fatto una domanda, una volta, per una sovvenzione e mi hanno detto che non avevo i requisiti. Forse non avevo sufficienti amici. Ma tutti questi soldi, per esempio si finanziano dei film che non escono mai. Chi li vede? Sono soldi buttati. Però quelli hanno i requisiti. Allora io ho proposto di fare una cosa dove non entra l’arbitrio personale o l’amicizia o la raccomandazione: abbattiamo tutti gli oneri sociali e tutte le tasse che gravano sul mondo della cultura, così l’aiutiamo, è uguale per tutti. Se assumo un ballerino sono costretto a dargli la paga sindacale, ma sopra ce ne metto altrettanto. C’è l’IVA, l’IRAP… Facciamo che non voglio soldi, agevolatemi al massimo. Un teatro è diventato un problema: questo nun se po’ fa’, quello nun se po’ fa’, lì ce stà l’ambulanza e i vigili del fuoco, e sul costo dei biglietti ci sono tremila balzelli… è diventato un ministero, il teatro. La burocrazia sta distruggendo il mondo della cultura e dello spettacolo. Io devo andare a questuare, fare un chilo e mezzo di documenti e la prima volta che mi presento mi danno 10-15 mila euro. Che ci faccio? Niente. Agevolami, non farmi pagare tutti questi oneri sociali e queste tasse. Così però si perde un po’ di potere. Se io tengo i cordoni della borsa, ho potere.

Possiamo confermare quel luogo comune che poi forse luogo comune non è che vuole il cinema in mano alla sinistra? Il cinema è di sinistra?

Una volta mi disse un deputato molto simpatico che conoscevo che dopo la guerra la DC e i centri popolari si beccarono le poste e l’amministrazione statale, alla sinistra lasciarono la cultura perché non gli interessava. Adesso allora non possiamo certo rimproverare la sinistra per avere questa egemonia nel mondo del cinema e della cultura. Però d’altronde il mondo dello spettacolo è un po’ più progressista. Io per esempio sono un anarchico e mi prendono di petto quelli di sinistra e quelli di destra. Anche perché trovo obsoleta questa distinzione. Quale destra? Quale sinistra? Ragazzi, siamo nel 2014. Io dividerei tra quelli di sopra e quelli di sotto.

Tra chi fa bene e chi ruba, come ha detto una volta…

Bravo, tra chi lavora in modo onesto e serio ed è fesso, perché la logica di oggi è questa, e chi fa il paraculo e sfrutta la massa. Ormai cos’è di destra e di sinistra? È una distinzione obsoleta, c’è chi vuol fare le cose e chi non le vuol fare. Su questo ha ragione Renzi. Smettiamola di fare i gufi, sempre. Difficile, eh?

Lei è un grandissimo tifoso della Lazio…

Ahi ahi ahi…

Cosa ne pensa di quello che sta succedendo negli stadi?

Grazie, questa è una domanda OFF, ma neanche troppo. Mi piace, perché alla fine l’atteggiamento del nostro presidente, tanto vituperato, alla fine risulta abbastanza giusto dopo i fatti della finale di Coppa Italia Napoli – Fiorentina. Perché in tutte le curve ci sono quei personaggi, nessuna esclusa. E i tifosi non vengono più allo stadio perché tutti ci siamo detti che se devono venirci quei personaggi come quel signore lì, Gennaro ‘a Carogna, è meglio che non vengano.

Ma il campionato lo fermiamo o no? Cosa bisognerebbe fare secondo lei?

Io farei come hanno fatto altre nazioni, che avevano questo problema: prendiamo esempio da quello che c’è di buono, dalla Spagna e dall’Inghilterra, soprattutto. Cos’hanno fatto loro per risolvere il problema? Mi meravigliano le facce stupite di questi, che si guardano senza sapere che fare. Sono vent’anni e anche più che c’è questo problema, state lì a scaldare la poltrona e a rendere i vostri emolumenti molto alti, come dimostrano le inchieste di Report?

Quindi le società hanno una buona dose di responsabilità in tutto questo…

Non tanto le società, perché poi la società sta fra due fuochi, quanto le autorità del calcio: la federazione, il CONI… gente che prende soldi dallo Stato. Fate poche leggi, ma che siano più chiare possibili!

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